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venerdì 15 novembre 2013

DONNA BISODIA

Storie di Sardegna:

Paternoster, Antonio Gramsci, San Pietro e DONNA BISODIA

 


" ...E chi era quella misteriosa Donna Bisodia che le donne nominavano sempre dicendo il Padrenostro, ma che nessuno ricordava mai nella santa Messa o nelle lezioni di catechismo? Lui (il chierichetto) cercava sempre di stare attento, ma era tutto inutile: non se ne parlava mai, era forse la moglie del Padreterno? Mistero."(1)





Protagonista di questo curioso mistero, è la madre di San Pietro, ricordata dalla tradizione popolare talvolta come donna molto pia, da portare a modello per la la sua devozione (e per questo "premiata" con l'inserimento del proprio nome nel Padrenostro), ma anche come una persona gelosa e intrigante, che costrinse il figlio Apostolo a brigare perchè fosse inserita in quella preghiera.

La nascita" di questo personaggio, deriva da curiosi episodi: un "mix" di latino e "spiegazioni" popolari hanno generato personaggi come Donna Bisodia, nel Campidano.

Parecchi anni fa, le preghiere in chiesa si recitavano in latino, ma molte persone non ne capivano il significato. Molte vecchiette, ad esempio, pasticciavano il “Padre Nostro” pregando così:
“Panem nostrum quotidianum Donna Bisodia”, anziché
“Panem nostrum quotidianum dona nobis hodie”.

E se qualcuno chiedeva:
“Ma chi era questa Donna Bisodia?” –esse rispondevano:
“Ma lo sanno tutti, era la madre di San Pietro”.

Così l'Apostolo acquisì una madre bisbetica e gelosa perfino di Gesù, perché Lui riusciva a fare i miracoli e il suo Pietro no! Una madre molto bisbetica e impicciona, che tormentava continuamente il povero San Pietro,tanto da convincerlo, appunto, a far inserire il suo nome nel Padre Nostro!

Giulio Angioni in un suo libro dice di lei "...meglio una masnada di briganti, una bardana di barbaricini che Donna Bisodia"...(2)

In tempi più recenti, sarebbe stata proprio Donna Bisodia, per inguaribile mania di protagonismo, a costringere lo scrittore sardo Giammario Demartis a scrivere un apocrifo Vangelo " a misciammureddu" (un po' in italiano regionale, un po' in sardo, un po' in italiano porcellino), "Il Vangelo di Donna Bisodia", un inedito ritratto, graffiante, impietoso, divertente ed ironico, di un tipo di donna-matriarca e del mondo "sardo rustico", arido e povero e tuttavia pulsante di vita, che le ruota attorno.(3)

Ma questo personaggio non è solo Campidanese, in quanto la sua presenza è segnalata anche ad Ales:
Antonio Gramsci il 16 novembre 1931 scrive dal carcere una lettera alla sorella Teresina:
"…. Allo stesso modo le beghine ripetono il latino delle preghiere contenute nella Filotea: ti ricordi che zia Grazia credeva fosse esistita una «donna Bisodia» molto pia, tanto che il suo nome veniva sempre ripetuto nel Pater noster? Era il «dona nobis hodie» che lei, come molte altre, leggeva «donna Bisodia» e impersonava in una donna del tempo passato, quando tutti andavano Chiesa e c’era ancora un po’ di religione in questo mondo. Si potrebbe scrivere una novella su questa «donna Bisodia» immaginaria che era portata a modello: quante volte zia Grazia avrà detto a Grazietta, a Emma e anche a te forse: «Ah, tu non sei certo come donna Bisodia!» quando non volevate andare a confessarvi per l’obbligo pasquale. Adesso tu potrai raccontare ai tuoi bambini questa storia […]" - LETTERE DAL CARCERE, 224.


La fede in santi immaginari è documentata frequentemente dalla storia delle tradizioni popolari e la confusione del "dona nobis hodie" del Pater Noster con il personaggio immaginario donna Bisodia è molto diffusa ed incuriosisce a tal punto Gramsci da far si che egli voglia scrivere una novella sull’argomento.

Si trova traccia di questo personaggio anche in altre regioni ed in secoli lontani.
" L’espressione – oggi desueta – si trova nella "Commedia nuova composta per Piero Francesco da Faenza molto dilettevole e ridiculosa" - Firenze 1545 - dove si narra come Cupìdo, il dio dell’amore, sia stato messo in catene da un villano che per rimetterlo in libertà chiede un riscatto considerevole. Mentre gli altri personaggi si esprimono in versi ed in lingua, il villano parla in dialetto. Così egli si rivolge al personaggio dell’Amante:
Levat da st’ trebbe che ti è come è donna bsudie in tel pater (‘Lèvati da questo trebbo, che sei come donna bisodia nel Pater’). (4)

Ancora prima, in una novella toscana del 1399, si racconta di tal Alberto da Siena, sottoposto al Tribunale dell'Inquisizione, che chiede aiuto e si raccomanda a messer Guccio Tolomei; a lui riferisce che per colpa di Donna Bisodia ha rischiato di essere stato subito condannato al rogo: "...e ancora non mancò per quella puttana di donna Bisodia, che è scritta nel Paternostro, che non mi facesse morire allotta allotta. Di che io vi prego per l’amore di Dio che andiate a lui e preghiate che io gli sia raccomandato. E cosí andò messer Guccio, e portando all’inquisitore la novella di donna Bisodia, ne feciono per due ore grandissime risa". Richiama ancora l'inquisitore il povero Alberto e gli comunica che deve ringraziare l'interecessione di Messer Guccio, perchè davvero avrebbe meritato d'essere arso al rogo: "...e ben lo meritava, però che di nuovo avea inteso ancora peggio, che d’una santa donna, cioè di donna Bisodia, sanza la quale non si puote cantare messa, avea detto essere una puttana".(5)

Ho trovato citazioni riferite a Donna Bisodia in paesi e città della Sicilia, in Trentino, in Valtellina, a Napoli("Dicette Donna Bisodía: Dàmmoce ‘nu pizzeco ‘ncopp’â panza e accussí sia!", dove Donna Bisodia è però madre di San Giuseppe) e persino nell'enciclopedia Trecani:
"si prega la Donna Bisodia nel Pater Noster: la figura popolare – anche venerata – nata per magia estemporanea dal Da nobis hodie (‘dacci oggi’) del Padre Nostro." (6)

Per finire una curiosità:
neppure l'Inghilterra si è salvata dalle storpiature delle preghiere, derivanti qui non dalla commistizione fra dialetti e latino (come nel caso di Donna Bisodia), bensì dal rapporto fra lingua scritta e parlata tipico dell'inglese; e anche oltremanica, vittima illustre è stata il Padre Nostro:
"hallowed be thy name" (sia santificato il tuo nome), diventò "Harold be thy name", e così l'incipit del Pater Noster in inglese diventò: "Padre nostro che sei nei cieli, il tuo nome è Harold", e "lead us not into temptation" (non ci indurre in tentazione) diventò "lead us not into Penn Station" (non lasciarci alla Penn Station) !


(1) LE ROGAZIONI, VITA E "MAGIE" DI UN PRETE DI CAMPAGNA di Giuseppe Medicina
(2) Cenni sull'aldilà in sardegna e dintorni di Giulio Angioni inserito nel libro "Immagini dell'aldilà"
(3) GIAMMARIO DEMARTIS - Il vangelo di donna bisodia. Centotre contos a misciamurreddu - Isola editrice,2011
(4) Latino e dialetto nella liturgia romagnola di Gilberto Casadio
(5) Franco Sacchetti - Il Trecentonovelle, Novella XI (1399)
(6) La storia delle parole, a parole (enciclopedia Trecani)


1 commento:

  1. Interessante e nello stesso tempo spassosissimo! Come tutto ciò che viene fuori da un latino incompreso e storpiato per essere ricondotto nell'alveo di una cultura popolare.

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