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sabato 4 luglio 2015

Sant'Antioco, l'isola che non c'è

Arkeosardinia.it. - Archeologia 2.0 

Partire dal patrimonio archeologico per rilanciare il territorio. È l'intuizione della Regione Sardegna, che ha da poco lanciato il portale Arkeosardinia.it. Un sito che raccoglie una grande quantità di contenuti digitali che documentano la storia dell'isola dal V millennio a.C. Al V secolo d.C.
In tutto, sono 48 le schede dei più interessanti (secondo la scelta effettuata) siti archeologici sardi. L'iniziativa, supportata dalle quattro Camere di Commercio sarde (Cagliari, Nuoro, Oristano, Sassari) e dalla Soprintendenza sarda ai beni Archeologici, è il risultato di quattro anni di lavoro, duecento ore di volo e duemilacinquecento foto.
“Il progetto che la Regione sta portando avanti e su cui lavora intensamente è quello di ripensare la destinazione e il posizionamento della Sardegna sui mercati internazionali – ha spiegato Francesco Morandi, assessore regionale al Turismo, Artigianato e Commercio - Crediamo che si possano incrementare con grande facilità flussi turistici oggi molto scarsi e che gli attrattori culturali regionali possano diventare un punto di riferimento nel mondo per rendere riconoscibile la Sardegna e per portare una parte del made in Italy in alcuni mercati finora poco esplorati”.

Un fine che le istituzioni vogliono raggiungere anche attraverso il sito www.arkeosardinia.it. Un portale innovativo realizzato usando le tecnologie web più moderne. Uno strumento completo in grado anche di supportare i viaggiatori nelle loro visite. Ogni punto archeologico, infatti, è collegato con le strutture turistiche più vicine: dagli alberghi ai ristoranti.
“Il sito propone immagini fotografiche e riprese aeree da elicottero, più una serie di modelli tridimensionali realizzati con tecnica fotogrammetrica – spiega Gianni Alvito, titolare di Teravista, la società che si è occupata dello sviluppo tecnico del sito – All'interno di ogni scheda è presente una descrizione divulgativa dei siti archeologici, ma comunque sempre con contenuti scientifici, e tutte le informazioni per raggiungere e riservare strutture turistiche ricettive della zona. Il sito è georeferenziato e su una mappa di Google indica come raggiungere ogni luogo”. 
Tutto bene?








L'isola di Sant'Antioco, che può vantare una densità di nuraghi per Km. difficilmente riscontrabile in altre zone della Sardegna, è - per i curatori di questo sito - un'isola che non c'è!










Nessuna scheda per l'area archeologica, il museo, il tofet, la necropoli, il villaggio ipogeo. Nessun cenno ai 39 e forse più nuraghi censiti nell'isola, nessuna scheda per ll Santuario Nuragico di Grutt'i Acqua.
Eppure dovrebbero essere sotto gli occhi di tutti le numerose iniziative dell'Amministrazione Comunale nel settore: si sta svolgendo in questi giorni la nona edizione della Summer School in Archeologia fenicia e punica. una serie di conferenze sulle missioni di scavo archeologico a Sant'Antioco ed anche sul "futuro dei beni archeologici fra innovazione e tecnologie"; in parallelo è partita una nuova missione di scavo nell'area del cronicaio, si sta per avviare, finalmente, il cantiere per mettere in sicurezza e rendere nuovamente fruibile l'area della necropoli, si susseguono altre interessanti iniziative, tra le quali segnaliamo, per ultima, quella prevista il 17 luglio presso il MAB, Museo Archeologico Ferruccio Barreca, relativa all'evento " Le Strade di Sulky: l'emporio" che darà la possibilità di assistere a una rievocazione storica del mercato fenicio, unita alle produzioni contemporanee di artigiani e produttori locali.


Appare, alla luce di ciò, inspiegabile l'assenza di Sant'Antioco nella nuova, interessante ed innovativa, iniziativa della Regione con il portale Arkeosardinia.it
C'è qualcosa che non va, evidentemente.
Sicuramente il grande richiamo suscitato dalla esposizione delle restaurate statue dei Giganti di Monte Prama e dalla ripresa delle ricerche in quell'area, pone le istituzioni (Assessorato Regionale e Soprintendenza Archeologica) davanti alla necessità di un rilancio non solo degli studi e delle ricerche ma anche della attività di promozione, anche ai fini turistici, del settore nuragico e prenuragico, rispetto al fenicio-punico ed a quanto attiene al patrimonio storico di altre epoche successive. 


E probabilmente questa "politica di valorizzazione e di posizionamento della Sardegna sui mercati" in qualche modo rallenta, offusca, se non rende vana, la meritoria opera sin qui portata avanti dall'Amministrazione e dai valenti studiosi che con essa collaborano.
Credo che però si imponga una reazione decisa: sia perché si ponga rimedio all'inspiegabile assenza di Sant'Antioco sul nuovo portale, ma anche perché venga finalmente avviata una decisa opera di valorizzazione del patrimonio nuragico dell'isola.


E' stato ripreso da alcuni media, in questi giorni, un interessante articolo di Paolo Lusci apparso sulla rivista Lacanas alcuni anni fa, che di seguito riportiamo integralmente, nel quale si sottolinea come "...appare, invece, alquanto strano come sia stato trascurato l’elemento nuragico prepotentemente presente e visibile nell’isola"; concordiamo sulle conclusioni di Paolo Lusci:
la valorizzazione del patrimonio nuragico di Sant'Antioco è "..doveroso e non solo sul piano culturale. In un territorio afflitto dai problemi di sempre, dove l’industria ha fallito e il turismo stenta a decollare, potrebbe rappresentare un momento importante della progettazione economica e della produzione di benessere. Frutto dell’intelligenza, questa volta."




Alla scoperta degli antichi tesori dell'isola di Sant'Antioco

Un sistema nuragico di dimensioni gigantesche con tanto di laghetto

E’ un’isola particolare Sant’Antioco. Situata all'estremità sud-occidentale della Sardegna, la si può raggiungere comodamente in automobile percorrendo la statale 126, lasciata la 130 dopo aver superato Iglesias. Collegata alla terraferma da un istmo naturale su cui passava l’antica strada romana, ha recuperato il proprio status di isola nel 1981 quando venne inaugurato il ponte e le acque della laguna comunicarono nuovamente con quelle del golfo di Palmas.
Deve il suo nome come l’omonima cittadina (l’altro comune presente nell'isola è Calasetta) ad Antioco, medico mauritano, martire cristiano sotto l’imperatore Adriano. Approdatovi miracolosamente, continuò a esercitare la professione medica e a diffondere il Cristianesimo. Il culto del Santo africano è tra i più antichi e diffusi della Sardegna tanto che già dal XVI secolo è venerato come ”Patrono”.
Al riparo dal turismo che fa notizia e compare chiassoso su giornali e tv, Sant’Antioco continua, pigramente, a cullarsi nei ricordi del suo glorioso passato. La città più antica della Sardegna. La fenicia Solki, la romana Sulci. Città ricca e potente, vicinissima alle zone di estrazione mineraria, con il suo porto sicuro costituiva un’importante scalo commerciale e militare.
Già sede vescovile sino al XIII secolo, subì pesantemente le scorrerie saracene. Abbandonata dalla popolazione venne ripopolata a partire dal XVIII secolo. Ricca di testimonianze archeologiche, alcune delle quali impreziosiscono prestigiose collezioni private e il Museo archeologico di Cagliari, offre ai suoi visitatori i resti straordinari della propria storia fenicio-punica e romana di cui molto si è detto e scritto.
Appare, invece, alquanto strano come sia stato trascurato l’elemento nuragico prepotentemente presente e visibile nell’isola. Merita al riguardo particolare attenzione il sito chiamato Grutt’i acqua. Si trova a circa 15 km dal paese, seguendo la strada che porta a Maladroxia e Coa ’e cuaddus, poco distante dal mare sull'impervia costa occidentale. Una dei tanti rilievi che compongono il gradevole paesaggio agreste. Il toponimo indica un chiaro legame con l’acqua ed è proprio questo l’elemento più rappresentativo e conosciuto dai visitatori che dopo una leggera salita, superato il primo ”pozzo sacro” e ancora una seconda salitina possono ammirare in una piscina circolare immersa nella macchia mediterranea: il laghetto nuragico artificiale, unico nel suo genere, con l’acqua tutto l’anno, il cui fondo è interamente lastricato.

Probabilmente è proprio a causa di questa suggestiva visione che si perde il quadro d’insieme del territorio e non si ha la consapevolezza che quello che non si vede o meglio che non percepiamo come definito e concretamente distinto costituisce la reale specificità di Grutt’i acqua, il suo tesoro nascosto. E allora torniamo indietro, riguadagniamo la stradina dove abbiamo lasciato l’automobile, vicino al medau Massa. Volgiamo lo sguardo nuovamente a quella che ci era sembrata una semplice collinetta. Il dubbio ci assale, tentiamo la scalata, 137 metri sul livello del mare non sono poi tanti. Arrivati alla meta lo sguardo incontra il mare, da una parte e dall'altra.
Ci troviamo su un nuraghe imponente, la cui sommità è ben visibile e segnata da massi squadrati che scompaiono nel terreno dando origine a un’enorme buca, quasi un cratere ricolmo di terra. Tutt'intorno, a valle, sono ancora visibili i resti del villaggio alla cui difesa, probabilmente, era preposto. Ma le sorprese non sono finite.

Lungo l’antico sentiero nuragico continua l’esplorazione. Grandi pietre (i cosiddetti megaliti) segnano il territorio, nascoste dalla vegetazione due cisterne su livelli sfalsati, un tempo comunicanti a prestar fede al racconto di alcuni anziani pastori che da ragazzi si avventuravano nei bui cunicoli di collegamento. Il pensiero ricompone l’immagine mitica dei famosi giardini pensili di Babilonia.
Altri segni, altre pietre enormi anch'esse celate dal folto cespugliato, l’abbozzo di una probabile cinta muraria. Si arriva, così, smarriti nel tempo e nello spazio, alla vicina ”tomba dei giganti” e proseguendo ancora, del tutto inatteso, appare il mare e il sentiero termina lì, dove in epoca lontana c’era l’approdo delle navi, il porto ormai dismesso: Portu sciusciau - Porto distrutto. Eloquenza dei toponimi!
E’ tutto chiaro, finalmente. Grutt’i acqua, di fatto, è un complesso e articolato sistema nuragico dalle dimensioni gigantesche. Un ambiente unico, esclusivo per la quantità e la qualità delle testimonianze presenti. Il professor Giovanni Lilliu ne ha proposto una datazione prossima alla fine del secondo millennio a. C., di molto anteriore all'arrivo dei fenici sull'isola (IX sec. a. C.). E’ lì da quattromila anni, integro, anche se mostra gli acciacchi del tempo e di qualche maldestro tentativo di sistemazione. Non sappiamo esattamente chi l’abbia progettato e costruito, quale popolo l’abbia abitato e come trascorressero le giornate quei nostri antenati lontani.
Paradossalmente possiamo dire che il disinteresse generale abbia prodotto un ”salutare ritardo” nel recupero di questo immenso patrimonio archeologico. Avviare una corretta, quanto necessaria, campagna di scavo è doveroso e non solo sul piano culturale. In un territorio afflitto dai problemi di sempre, dove l’industria ha fallito e il turismo stenta a decollare, potrebbe rappresentare un momento importante della progettazione economica e della produzione di benessere. Frutto dell’intelligenza, questa volta.
Paolo Lusci

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